Ignorati dalla politica due milioni di minori

10 giugno 2013

Bambini poveri, figli contesi, ragazzini stranieri in attesa di diritti negati, adolescenti soli in balia dell’amicizia virtuale dei social network. Sono loro le vittime ignorate dalla politica ed è soprattutto sul loro futuro che grava la crisi econo-mica.

«I ragazzi non hanno lobby, non votano e, forse per questo, non interessano abbastanza al mondo della politica» dice Vincenzo Spadafora, Garante per l’infanzia e l’adolescenza, un’Authority nata poco più di un anno fa, tra mille difficoltà, ma ora finalmente a regime. Al punto che oggi, dopo mesi in giro per le province e le periferie delle città italiane, «per capire quali sono le difficoltà dei ragazzi e delle famiglie», il garante riferirà nella sua relazione al Parlamento sullo stato degli 11 milioni di minori presenti in Italia.

Al presidente del Senato Pietro Grasso, al ministro dellaGiustizia Annamaria Cancellieri, il garante presenterà ad esempio gli ultimi, allarmanti, datiIstatsullapovertà.«Oltre1milione 800mila minorenni – dice Spadafora – pari al 17,6 per cento di tutti i bambini e adolescenti, vivono in situazione di povertà relativa. Il 7 percento, circa 723mila minori, è in condizione di povertà assoluta».

Un dato, quest’ultimo, che pesa soprattutto nel Mezzogiorno dove la quota di povertà assoluta dei bambini sfiora l’11 per cento, contro il 4,7del Centro e Nord Italia. «Nell’ultimo anno e mezzo, a causa della crisi e conomica– Continua il garante – la povertà e la dispersione scolastica hanno raggiunto un picco mai toccato prima. Tra 10-15 anni avremo intere fasce d’età che non saranno mai andate a scuola».

Nella relazione – che il nostro giornale ha già potuto visionare – l’Authority sottolinea in particolare un dato che «ci fa individuare il fallimento delle politiche finora adotta- te»: il rischio di povertà ed esclusione sociale per bambini e adolescenti che vivono in famiglie contre o più minoren- ni è pari al 70 per cento nel Mezzogiorno, a fronte del 46,5 a livello nazionale. In sostanza, 70 ragazzini su 100 che na- scono in una famiglia numerosa del Sud rischiano di essere poveri.«E crescere in una famiglia povera–aggiunge –Spadafora – vuol dire diventare un adulto povero».

Smettere di tagliare sulle politiche sociali e invertire la tendenza investendo: è la richiesta che il garante metterà sul tavolo delle istituzioni. Un’urgenza che arriva da tanti, troppi territori dove le strutture minorili, i centri d’accoglienza, le amministrazioni locali non riescono più ad aiutare le fami- glie non in grado di sostenere le spese minime necessarie. «Le casse sono vuote, i comuni non hanno più fondi, gli operatori non sanno come far fronte ai disagi dei ragazzi–de- Nuncia Spadafora sottolineando le conseguenze.

«I reati commessi dai minori sono in aumento e, a Napoli, si è ab- bassata anche l’età in cui iniziano a commetterli». Secondo le indagini Istat, i minori vivono nel 41,5 percento dei casi in famiglie dove lavorano entrambi i genitori, il 12 per cento vive con un solo genitore, e anche se leggono più degli adulti (il 57 per cento dichiara di aver letto libri), si dedicano ancora di più a pc (62%) edainternet (64%).

«È la generazione più connessa con il mondo–dice–e anche la più sola, abbandonata dalla società». C’è anche un’altra questione, secondo il garante, che va affrontata subito: La riforma della giustizia minorile. «Casi come quello di Cittadella (il bambino conteso trascinato via dalla polizia, ndr) non devono ripetersi».

Le proposte non mancano. «Ad esempio bisognerebbe istituire il tribunale unico della Famiglia. Anche le norme van- no riviste: lo scenario delle famiglie in questi decenni è molto cambiato. Stiamo aspettando che si riformi la commissione Infanzia. Dopo di che offriremo il nostro contributo»

 

Fonte: gazzettadimantova.gelocal.it