Pakistan, due sorelle uccise per aver ballato sotto la pioggia

2 luglio 2013

Hanno ballato sotto la pioggia e si sono fatte filmare. Per questa ragione due sorelle di 15 e 16 anni sono state uccise in Pakistan. Probabilmente per ordine del fratellastro che aveva giudicato il filmato lesivo dell’onore della famiglia.

Così la scorsa settimana Noor Basra e Noor Sheza (nella foto) sono state freddate, insieme alla loro mamma Noshehra, da un commando armato a Chilas, localitá della regione settentrionale del Gilgit-Baltistan.

Secondo la tv satellitare al-Arabiya il video risale a circa sei mesi fa le giovani velate e vestite in abiti tradizionali, che ridono e accennano alcuni passi di danza sotto la pioggia insieme a due bambini. Per ora il principale indiziato del triplice omicidio è il fratellastro Khutore che lo scorso 23 giugno avrebbe commissionato il delitto per “lavare l’onore” della famiglia.

Il ragazzo, che ha 22 anni, sarebbe stato arrestato insieme ai suoi quattro complici. A denunciarlo sarebbe stato un altro fratello. Ma la polizia indaga anche su un file audio in cui le due ragazze avrebbero parlato con un uomo sconosciuto.

Un anno fa quattro donne sono state uccise per aver cantato e danzato con alcuni uomini durante un matrimonio a Kohistan, nel nordest del Paese. Ad ordinare l’omicidio il consiglio dei capitribù del villaggio per i quali quel semplice gesto era invece un atto di fornicazione. La sharia proibisce i balli tra persone di sesso diverso.

Secondo la Aurat Foundation, gruppo per la tutela dei diritti delle donne che ha sedi in diverse cittá del Pakistan, sono circa un migliaio i delitti d’onore che vengono commessi ogni anno nel Paese. E nel 77% dei casi gli accusati vengono poi assolti. Un dato confermato dalla Commissione pakistana per i diritti umani, che nel 2011 ha denunciato 943 uccisioni di donne, tra le quali molte minorenni. I dati ufficiali non riflettono perfettamente la realtá, visto che molti di questi delitti vengono mantenuti segreti all’interno di nuclei familiari o nelle comunità tribali.

 

Fonte: corriere.it