Patteggiò per abusi su due minori. Ora il sacerdote è in servizio all'oratorio

12 luglio 2013

Oratorio di Casirate d'Adda. Il centro ricreativo sta organizzando una settimana di vacanza a Zambla: ragazzi, animatori, sacerdote. Partenza lunedì prossimo. In paese si diffonde la voce che ci sarà anche il prete «in prestito» a Pumenengo, dove il parroco manca da maggio e quello nuovo arriverà a settembre.

Qualche genitore si informa e apprende che è don Luigi Mantia. Scoppia il polverone, perché è il sacerdote che il 26 febbraio ha patteggiato due anni (pena sospesa) per atti sessuali con minorenni, due bambini di 8 e 12 anni (clicca qui e leggi la sua intervista). La Curia di Cremona rassicura: «Non ci risulta che andrà a Zambla». Lui si è sempre dichiarato innocente. Ha patteggiato per chiudere la vicenda in fretta, è la linea difensiva. Ma quella sentenza pronunciata da tre giudici (il collegio) del tribunale di Cremona è un peso per papà e mamme.

Anche a Pumenengo il prete ha contatti con i ragazzi dell'oratorio. È gestito dai genitori, ma lui lo frequenta e celebra la messa. In paese sanno della sentenza. Ma don Mantia ha conquistato la fiducia dei parrocchiani. A Casirate invece la vicenda processuale del sacerdote si scopre solo in questi giorni e cresce l'irritazione. Il confronto con il vicario don Pierluigi Fontana, che ha invitato il prete alla vacanza in montagna, è acceso. Il malumore è diffuso.

Il vicario è pronto a mettere la mano sul fuoco per don Mantia, ma alle famiglie non basta. Vengono organizzate due riunioni: una mercoledì e una ieri sera. Le posizioni non cambiano. I genitori pongono l'aut-aut: se c'è lui, i loro figli non partiranno. Ma la Curia di Cremona getta acqua sul fuoco.

«A proposito delle preoccupazioni delle famiglie di Casirate, non c'è fondamento - dice don Claudio Rasoli, direttore dell'ufficio comunicazione sociale -. Non ci risulta che don Mantia parteciperà al campo estivo. Ci andranno i ragazzi di Casirate e parteciperanno anche alcuni ragazzi di Pumenengo. Ma questo non significa che ci andrà anche lui».

Intanto il sacerdote sostituisce il parroco pensionato. Continua a vivere al santuario di Caravaggio, dove ha preso casa due anni fa, quando cominciò la vicenda giudiziaria, ma arriva ogni volta che è necessario. Non ha un incarico ufficiale, quello è sulle spalle del vicario di zona, don Marco Leggio, parroco di Antegnate, ma don Luigi ne fa il sostituto a tutti gli effetti. «All'inizio quando sono arrivato a Pumenengo pensavano che mangiassi i bambini - racconta -. Poi hanno visto che persona sono.

Ora la vicenda processuale non è un problema per nessuno, qualcuno ci ironizza quando da fuori gliela fanno notare. Faccio quel che serve alla comunità: se serve dico messa, confesso, seguo il centro ricreativo e nel caso accompagno i ragazzi alle Vele (parco divertimenti con piscine ndr )». Per la Curia non c'è problema: «L'oratorio è gestito da anni dai genitori dei ragazzi, che si sono sempre dati da fare autonomamente - parla ancora don Rasoli -. Lui dà una mano dal punto di vista spirituale e generale. Se ci sono lì i genitori, che non hanno nessun problema, per noi il problema non esiste».

La vicenda giudiziaria si è chiusa dopo alcuni intoppi. Prima le denunce dei genitori di due bambini. Riguardano il periodo in cui il parroco era a Martignana Po (Cremona). Una, nel 2009, ha fatto emergere un'altra precedente. Il bambino più piccolo ha iniziato a non andare più all'oratorio. Il papà gli ha chiesto il motivo ed è emerso il disagio: quei giochi alla lotta in cui - sono le accuse - ci sono stati degli strusciamenti del religioso. Fatti di contenuta entità che hanno permesso di patteggiare. Un'eccezione, perché per i reati sessuali è escluso.

Il fascicolo è rimasto fermo fino al 2011, poi è passato da un pubblico ministero a un altro, i due bambini sono stati sentiti nell'incidente probatorio (racconti che valgono come prova) e il pm ha chiesto il processo. Poi altre questioni tecniche: l'imputato ha chiesto di patteggiare, il pm si è detto favorevole purché il prete risarcisse le vittime, poi però il giudice dell'udienza preliminare ha negato la pena sospesa. Si è finiti così a dibattimento, altro tempo, con lo stesso finale: patteggiamento a 2 anni con la condizionale.

 

Fonte: corriere.it